L'area di Capo Milazzo oggetto dell'intera proposta progettuale è stata segnalata alla Comunità Europea come area S.I.C. (Sito di Importanza Comunitaria), con Decreto Ministeriale 3/4/2000.


Veduta generale della Fondazione Lucifero, costa ovest. In fondo, Monte Trino.

L'estrema punta del promontorio del Capo, dunque, ai sensi delle Direttive Comunitarie 92/43 e 79/409, é stata posta sotto tutela, in quanto considerata “Zona di Protezione Speciale”, degna di conservazione per la presenza di zone terrestri e acquatiche che si distinguono per le caratteristiche geografiche, abiotiche e biotiche, naturali o seminaturali (habitat naturali).
Inoltre, risulta iscritta nei formulari standard “Natura 2000” con il codice “ITA030032 Capo Milazzo”.


Planimetria di Capo Milazzo con l'indicazione dell'area S.I.C. (Sito di Importanza Comunitaria)

Va aggiunto, inoltre, che l'intero complesso architettonico, denominato “Fondazione Barone Giuseppe Lucifero di S. Nicolò”, relativo agli immobili della Villa e ai terreni della tenuta, è stato riconosciuto di particolare e rilevante interesse e sottoposto a vincolo storico-paesaggistico ai sensi degli artt. 1 e 4 della Legge n°1089 1-6-1939 e dell'art.2 della Legge Regionale 1-8-1977 n°80.


Veduta dalla costa ovest del complesso architettonico della Fondazione Lucifero.

Il complesso paesaggistico in questione richiama l'interesse sotto diversi profili culturali, di seguito esaminati: paesaggistico, naturalistico, geologico, archeologico.

 

Il Paesaggio

L'area di Capo Milazzo si protende sul Mar Tirreno. Dalla Baronia Lucifero si apprezza lo skyline dell'Arcipelago delle Isole Eolie.

Punta Mazza è una specie di piccolo capo, così come lo definisce il Piaggia, listato di strati d'argilla, si erge ripido e scosceso sulla spiaggia bianca, detta “della Renella”. La particolarità di questa spiaggia va messa in evidenza, all'interno di un sito dalle spettacolari caratteristiche naturali.

Punta Mazza. Sullo sfondo lo skyline dell'Isola di Vulcano.
La spiaggia della Renella

Si segnalano, di seguito: lo scoglio, detto “Tavola di Baeli”; le “Grottazze”; lo “Scoglio della Bruca; lo “Scoglio della Bambina; il “Puntuneddu”; la “Grotta di Gamba di Donna. Tutte forme scolpite dalla natura.

Nel tratto iniziale della costa della Baronia, ad una certa distanza dalla terra, il Piaggia segnala: il “Ponte delle scale”, un lungo scoglio per metà a secco e per metà immerso tra le onde; la “Grotta del Milordo”; la “Spiaggia de' Brignalori”; lo “Scoglio della Padella”, cosiddetto perché, durante le mareggiate, l'acqua intorno allo scoglio appare come friggere; lo sporgente “Ponte Cirucco”, da cui si apre un'insenatura non molto profonda che culmina con “Punta Mazza”.

Più avanti, lo scoglio del “Missinisottu”, è un semibacino, detto Mare-Morto, denominato dal Camilliani Cala del Bronziere .

Superato il Capo, ci si rivolge ad ovest dove il promontorio si protende sull'acqua esponendo una discesa che connette il Piazzale di S. Antonio alla Chiesa omonima: una grotta, che avrebbe ospitato S. Antonio di Padova, e trasformata, in seguito, in luogo di culto e meta di pellegrinaggi. Nella baia del Tono, inoltre, si trova la Grotta Polifemo, che secondo la leggenda fu abitata dal mitico Ciclope.

Macchia di euphorbia e skyline delle Isole Eolie
Lo scoglio detto “il carciofo” e la discesa alla chiesa ipogea di S. Antonio

 

L'importanza naturalistica

La multiformità della costa è il dato di grande interesse della Penisola di Milazzo. La costa ovest si distende e si snoda lungo una spiaggia orizzontale continua che procede verso Tindari, abbracciando il Golfo di Patti; mentre il resto del Promontorio si presenta come un sistema roccioso molto variegato, interessato da isolate e ripide calette a mare, e si protende verso il Golfo di Milazzo.

Soprattutto nella parte estrema, che va da Punta Mazza a Punta del Tono, in cui è compresa l'area della Baronia Lucifero, esistono delle significative variazioni della morfologia del suolo e dei fondali. Ciò consente una tale differenziazione delle specie animali e vegetali, difficilmente rintracciabile in un'area così concentrata.

Sotto tutela sono alcune specie indicate dalla Soprintendenza di Messina, che le ha elencate nella Declaratoria n°4906 del 31-12-92.

Sul Promontorio del Capo, si trova in forma discontinua una grande varietà di cespugli che cresce in forma spontanea, ne citiamo alcuni: la ginestra spinosa (Calicotome villosa), l'euforbia arborescente (Euphorbia dendroides), l'artemisia arbustiva (Artemisia arborescens), il cappero (Capparis spinosa), il garofano (Dianthus rupicola), la vedovina delle scogliere(Scabiosa cretica), la finocchiella di boccone (Seseli bocconi), il radicchio di scogliera (Hyoseris taurina).

Campo di euforbia arborescente (Euphorbia dendroides)
Colture di vite

A titolo di cronaca, ci piace rilevare che nelle grotte e nelle calette del Promontorio viveva in passato, ed era comune fino all'Ottocento, la foca monaca (Monacus monachus).

Tra i mammiferi terrestri presenti nel territorio si segnalano, inoltre, la donnola (Mustela nivalis) e il riccio (Erinaceus europaeus).

Tra gli uccelli che nidificano sulle scogliere di Milazzo, si citano il falco pellegrino (Falco peregrinus), il cormorano (Phalacrocorax carbo), il corvo imperiale (Corvus corax), la taccola (Corvus monedula), l'airone cenerino (Ardea cinerea), oltre a varie specie di gabbiano.

Il falco pellegrino riveste anche un'importanza storica, in quanto era un animale che re Federico II di Svevia amava addestrare per la cosiddetta caccia col falcone.

 

Aspetti geologici

Secondo quanto riporta il Piaggia, già nel 1846, la Baronia, attirò l'attenzione dei naturalisti. Il Quatrefages, in particolare, insieme ad altri studiosi francesi, analizzò il promontorio per tre settimane, riportando gli esiti della ricerca sulla “Revue des deux mondes”.

Qui, descrisse camere e bacini, scavati nella roccia per effetto erosivo delle onde, quali luoghi idonei alla crescita di alghe e di facus, oltre che sistemi di tane per svariate popolazioni marine.


Scoglio della Portella; vista dal laghetto salato di Punta Messinese

In linea generale, si riporta che il terreno “primitivo” del Promontorio è costituito da roccia di granito, sienite e schisto micaceo , su cui si è sovrapposto lo strato del terreno, per così dire “moderno”, costituito da sabbione, tufo, conglomerato.

È una sorta di incrostatura di roccia sedimentaria talmente compatta da poter facilmente essere confusa, per le sue caratteristiche di durezza, con il calcare primitivo.

Da un punto di vista strettamente geologico, gli studiosi hanno ritrovato fossili di “testacei” del Terziario e del Quaternario. E tale fenomeno ha anche del sorprendente se si considera che ciò è avvenuto alla quota tra 50 e 80 metri slm.

Sulla natura del terreno, vale la pena di spendere qualche parola, considerato il fatto che, già nella prima metà dell'Ottocento, il Promontorio del Capo, compresa l'area della Baronia, è stata oggetto di studio di geologi e naturalisti italiani e stranieri.

Esistono nell'area di Capo Milazzo affioramenti di depositi litorali ghiaiosi e sabbiosi olocenici. Nell'area della Tonnara, a Cala S. Antonio e a Punta Cirucco sono stati rilevate sabbie e conglomerati, risalenti al Pleistocene Superiore, contenenti molluschi di ambiente litorale.

A Punta Mazza, Punta Baldassarre, Cala S. Antonio e in contrada Manica sulla roccia sedimentaria di settemilioni di anni fa sono stati riscontrati strati di sabbia ghiaiosa grigia, ricca di fossili tra cui i resti di conchiglie e coralli.

Rilevamenti fotografici di fossili

Inoltre, risultano censiti anche alcune specie di invertebrati, tipo taxa , che appartengono a forme di substrato roccioso, I frammenti rinvenuti evidenziano un ambiente soggetto ad un'elevata produzione ondosa. La specie mesolitorale più significativa, rinvenuta a Milazzo, è la Patella ferruginea , il cui habitat naturale risiede tra i livelli medi di alta e bassa marea.

A Punta Rugno, sono stati ritrovati numerosi esemplari di tubi di Janua pagenstecheri (Quatrefages), incrostata sull' Haliotis tubercolata lamellosa . Infatti, si tratta di uno “spirorbide” che incrosta substrati duri, ma anche alghe e che si riproduce in abbondanza in fondali infralitorali superficiali.

Sempre a Punta Rugno, è stato ritrovato anche un tipo di “serpulide” poco comune, un tubo di Semivermilia cribrata (O.G.Costa), tipico dei substrati duri circalitorali; ritrovati anche dei “briozoi”, un articolo di Margaretta cereoides (Ellis e Solaudu) e una colonia di Pentapora ottomuelleriana (Moll).

A punta Brognolari, sull'unico mollusco fossile ( Cerithium vulgatum ), sono stati osservati numerosissimi tubi di Janua pagenstecheri e di Filigrana sp., forma molto comune in ambiente infralitorale.

Nella Cala di S. Antonio ci sono dei fondali a praterie di Poseidonia; inoltre nelle grotte e negli anfratti si concentrano varie specie vegetali ed animali, quali per esempio: cernie, polpi, murene, scorfani. Altra parte importante di questo ecosistema è rivestita, inoltre, dai molluschi, di cui si cita la “Bursa scrobiculator”.

Foto dei fondali di Capo Milazzo

 

Ritrovamenti archeologici

Nel 1993, a seguito di una serie di interventi di scavi archeologici subacquei, ad opera della Soprintendenza di Messina, sono stati effettuati dei ritrovamenti, in particolare nella Cala dei Liparoti, tra Punta Rotolo e Punta Cirucco e al largo di Punta Mazza, dove sono stati rinvenuti preziosi giacimenti fossili e reperti archeologici.

La Cala dei Liparoti, in quanto protetta dai venti, costituì nei vari secoli un punto di attracco sicuro per le navi. Ciò è comprovato dalla cospicua presenza di materiali ritrovati sui fondali, relativi ai vari carichi delle navi: perlopiù frammenti di anfore romane databili tra il I sec. a.C. e l'età imperiale. Ma i ritrovamenti si estendono a reperti anche dell'Ottocento.

Questo punto della costa, risultò da sempre un luogo favorevole ai naviganti anche per la presenza di una fonte d'acqua dolce, e per l'esistenza di una scala scavata nella roccia, che permetteva di risalire dalla spiaggia al Capo. La collocazione di questa scala era già riportata in una carta seicentesca di Francesco Negro.

Il ritrovamento, forse più importante degli ultimi anni, è il relitto di una nave romana di età imperiale, proveniente dall'Egeo, rinvenuta nel 1993 al largo di Punta Mazza, un punto insidioso per le imbarcazioni. Negli anni successivi al '93, è stata recuperata parte del carico, consistente in diverse serie di anfore vinarie del tipo in uso nella prima metà del III sec. d.C.

 

Cenni storici sul complesso architettonico dei Lucifero

Il complesso architettonico, denominato “Fondazione Barone Giuseppe Lucifero di S. Nicolò”, risalirebbe alla prima metà del Seicento e fu costruito ad opera del Barone Onofrio Baele, anche se ha subito in seguito rimaneggiamenti e restauri fino all'800 e negli ultimi decenni sono stati eseguiti dei lavori di manutenzione.


Facciata principale della Villa Lucifero su Via S. Antonio

L'edificio dei Lucifero ci perviene, oggi, con un'impronta ottocentesca, costituito da: casa padronale propriamente detta, cappella di S. Nicolò e un edificio annesso di servizio, in cui erano previste funzioni di palmento, frantoio, rimessa per le carrozze, magazzini. La cappella fu costruita insieme alla villa e fu voluta sempre da Onofrio Baele, per sostituire l'omonima chiesetta, che si trovava nei pressi dell'attuale Faro di Capo Milazzo.

Feudo dei Baele dal Seicento, la “Baronia”, denominata di S. Nicolò, ricopriva una vasta proprietà terriera di uliveti e vigneti di Capo Milazzo e diede il nome all'intera contrada dell'estremo del promontorio. Nel 1751, fu trasmessa per successione al nobile Paolo Lucifero.

Micale e Petrungaro segnalano dal Settecento in poi una serie di interventi di restauro, di cui il primo ad opera del Barone Paolo Lucifero.

Il Chillemi specifica che tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento la villa fu restaurata in stile neorinascimentale e aggiunge che esiste una documentazione fotografica della costruzione prima dei lavori, che mostra un edificio in stile barocco dal carattere rustico, tipico delle costruzioni del Capo. Tale documentazione fotografica, tuttavia, non è riportata nella pubblicazione. Inoltre pare che, tra la fine dell'800 e gli inizi del '900, un Lucifero architetto, allo scopo di redigere il progetto di ristrutturazione, produsse egli stesso un rilievo della dimora di famiglia, stilando le piante dei vari piani dell'edificio, oltre che dettagli architettonici e decorativi. Le opere di ristrutturazione, tuttavia, a parte lo stile, non sembrano aver modificato le funzioni dei locali adiacenti (cappella ed edificio di palmento e frantoio).


Vista, dal giardino, del palmento e della sala delle botti

Nel 1963, per estinzione della famiglia, l'intera tenuta fu donata ad un Ente Morale costituitosi come Fondazione ad memoriam “Barone Giuseppe Lucifero di S. Nicolò”, riconosciuto con DPR n°1167 del 4-7-1963.

La Cappella fu lasciata in eredità alle “Discepole del Buon Pastore”; ciò fu disposto dall'ultima proprietaria Lucifero, per attivare un Orfanotrofio.

L'edificio della villa conserva ancora decorazioni di chiara ispirazione toscana. Ciò è evidente in alcuni motivi decorativi, dove è presente il simbolo del giglio fiorentino.

 

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BIBLIOGRAFIA

  • Giuseppe Piaggia, Illustrazione di Milazzo e studj sulla morale e su' costumi dei villani del suo territorio , Palermo, tipografia di Pietro Morbillo, 1853
  • Giuseppe Piaggia, Nuovi studj sulle memorie della città di Milazzo e nuovi principj di scienza e pratica utilità , Palermo, Tipografia del Giornale di Sicilia, 1866; ristampato col titolo Memorie della città di Milazzo , Bologna, Atesa Editrice, 1982
  • AA.VV., Milazzo Barocca , Marina di Patti, Pungitopo editrice, 1980
  • Antonino Micale, Giovanni Petrungaro, Milazzo. Ritratto di una città. I luoghi, le memorie, l'arte, Milazzo , “La nuova provincia” Editore, 1996
  • Gabriella Tigano (a cura di), Ritrovamenti subacquei a Milazzo e il relitto di Punta Mazza , Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Milazzo, Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Messina, 1997
  • Franco Chillemi, Milazzo città d'arte. Disegno urbano e patrimonio architettonico , Messina, Edizioni GBM, 1999
  • Mario Crisafulli, Milazzonatura - ambiente, flora e fauna del territorio di Milazzo , Milazzo, Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo - Milazzo, Legambiente del Tirreno, 2003